Non posso dirti per chi ho scritto

Perché proteggo chi mi affida la propria storia.

Il mio lavoro consiste nell’aiutare le persone a scrivere il proprio libro. Su quel libro c’è il loro nome, non il mio. Se dichiarassi di aver scritto io quel testo, metterei in discussione la loro credibilità di autori e tradirei la fiducia che hanno riposto in me. Non sarebbe corretto nei confronti di chi ha scelto di affidarsi a me.

È una questione di fiducia e la fiducia, per me, viene prima della scrittura, prima di un libro, prima di qualsiasi lavoro.

La riservatezza non è un dettaglio

Quando qualcuno decide di raccontarsi, non mi affida soltanto una serie di informazioni da trasformare in pagine. Mi affida la propria storia, ma anche l’immagine di sé che emergerà da quelle pagine e il rapporto di fiducia costruito nel tempo con le persone che fanno parte della sua vita, personale e professionale.

Un libro non è mai una semplice raccolta di episodi. È una narrazione che contribuisce a definire chi siamo agli occhi degli altri. La discrezione riguarda non solo le informazioni che emergono durante il lavoro, ma anche il rispetto dell’identità e del ruolo che l’autore sceglie di assumere attraverso il proprio libro.

Per questo motivo considero la riservatezza una parte integrante del mio mestiere. Non qualcosa da dichiarare in un contratto, ma un principio che accompagna ogni progetto dall’inizio alla fine.

Le storie restano autentiche. Le persone restano protette

L’obiettivo del ghostwriting non è sostituirsi all’autore, ma aiutarlo a esprimere ciò che desidera raccontare. Ogni libro nasce da una persona reale, con la sua esperienza, le sue competenze, i suoi successi e le sue difficoltà.

Il mio obiettivo non è costruire un’immagine artificiale, ma trasformare tutto questo in una narrazione autentica, capace di trasmettere autorevolezza, umanità e fiducia.

Un buon libro non rafforza soltanto la visibilità di chi lo firma. Rafforza la relazione con chi lo legge.

Per questo motivo non troverai sul mio sito elenchi di clienti, libri attribuiti o collaborazioni raccontate senza consenso. Non perché non esistano, ma perché chi sceglie di affidarsi a me deve poterlo fare con la certezza che ciò che condividiamo resterà riservato.

Come valutare il mio lavoro

Comprendo la curiosità di sapere per chi ho scritto. È una domanda naturale e del tutto legittima.

Credo però che il modo migliore per valutare il mio lavoro non sia attraverso un elenco di nomi, ma attraverso il modo in cui ascolto, interpreto e trasformo una storia in un libro che continui a rappresentare autenticamente chi lo firma.

Se ciò che hai letto fin qui ti fa sentire compreso, rispettato e al sicuro, probabilmente hai già trovato la risposta che stavi cercando.

Se un giorno lavoreremo insieme

Vorrei che sapessi una cosa semplice:

la stessa discrezione che protegge le storie che mi sono state affidate fino ad oggi proteggerà anche la tua.

Hai una storia a cui vuoi dare forma?

Se hai un’idea, un desiderio che coltivi da tempo o vuoi capire cosa potrebbe diventare la tua storia, raccontamela.

A volte basta una conversazione per vedere più chiaramente le possibilità.

Sarà il modo più semplice per capire se sono la persona giusta a cui affidarla.